Critiche di Carlo Morelli ai gesuiti che si oppongono alla fondazione del seminario voluto dall’arcivescovo Carlo Michele d’Attems
Il primo arcivescovo di Gorizia, Carlo Michele d’Attems, cercò di favorire la fondazione di un seminario nella città isontina, ma si trovò di fronte la netta opposizione dei gesuiti, forse gelosi della posizione esclusiva ricoperta dalla loro scuola.
Alle premurose sollecitudini dell’arcivescovo, ed alle generali brame di tutti i diocesani, i soli gesuiti si erano opposti. Costoro, ch’erano già in possesso d’una dispotica autorità per tutto quello, che avea rapporto alla pubblica educazione, con occhio d’invida gelosia riguardavano una istituzione, la quale col buon sistema della interna disciplina avrebbe potuto fare scorgere i vizî del seminario verdenbergico da essi diretto, e con un nuovo metodo d’istruzione mettere in vista l’aridezza degli studî, e a vacillante morale delle loro scuole. Non potendo eglino impedire lo stabilimento d’un nuovo seminario, cercarono almeno di porvi delle restrizioni, le quali impedissero qualunque scossa delle loro massime particolari. La società godeva ancora bastante potere in corte, onde sottomettere all’ambiziose sue mire il nuovo istituto, ed ottenere un sovrano decreto, il quale ordinasse, che nessuno potesse essere ammesso nel seminario senza aver terminato il corso degli studî nelle loro scuole, e ricevuto l’ordine del sacerdozio. L’arcivescovo senza lasciarsi disturbare da queste molestie, apre il nuovo suo seminario; vi introduce con solennità alla presenza del pubblico rappresentante conte Giuseppe Maria di Auersperg e di un gran concorso di spettatori i suoi giovani chierici; e rende memorabile il suo nome con un istituto degno dell’apostolico suo zelo.
Carlo Morelli di Schönfeld, Istoria della Contea di Gorizia, V voll., ristampa anastatica, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2004; vol. III, p. 236.

“La Provincia del Friuli” nella stampa di Marco Sebastiano Giampiccoli (particolare)
Seconda metà XVIII secolo.
L’espulsione dei gesuiti dalla Spagna descritta in una lettera dell’imperatore Carlo VI a papa Clemente XIII e conservata a Gorizia.
Le numerose accuse contro i gesuiti e l’opposizione da parte delle corti cattoliche del Portogallo, della Spagna, della Francia, di Napoli e di Parma (dovute soprattutto all’impegno della Compagnia in difesa delle popolazioni delle colonie americane) determinò la loro cacciata dai territori di Portogallo, Spagna, Francia, Napoli e dalle colonie del Sud e Centro America, alla quale sarebbe poi seguita la totale soppressione (21 luglio 1773, decreto Dominus ac Redemptor).
Copia di una lettera spedita da Carlo VI a papa Clemente XIII in data 2 maggio 1767.
Beatissimo Padre
Il mio cuore s’è riempito d'amarezza, e di dolore da che ho letto la lettera di Vostra Santità in risposta al mio avviso della espulsione da’ miei Dominj commandata alli Regolari della Compagnia. Qual buon Figlio non sente, non s’intenerisce nel vedere sommerso nelle lagrime dell'afflizione il Padre che ama, e che rispetta? Io amo la persona della Santità Vostra per le sue virtù esemplari. Io venero in essa il Vicario di Gesù Cristo. Consideri dunque Vostra Santità fin dove mi avrà penetrato la Sua afflizione, tanto più scoprendosi, ch’ella nasce dalla poca sua fiducia, che per quello, che ho determinato, non abbia avuto pruove convincenti, e sufficienti. Vi sono sopravvanzate Beatissimo Padre per espellere per sempre dalli Domini delle Spagne tutto il corpo dei detti Regolari, e non restringere il mio provvedimento ad alcuni soli individui. Lo ripeto, e lo assicuro di nuovo alla Santità Vostra, e chiedo al Dio, che così lo creda, perché questa sarà la sua consolazione. La Divina Clemenza m’ha assistito, acciocche non dimentichi in questo negozio lo stretto conto, che devo dargli del governo de’ miei sudditi, non solo per il loro bene, e tranquillità temporale, ma principalmente per la loro felicità eterna: e con questo fine ho dato i miei provvedimenti, acciocche non gli manchino ajuti nelli paesi ancora più rimoti. Ponga in calma la Santità Vostra il suo spirito in questa parte, che è quella, che più l’interessa, e conforti il mio con il suo paterno affetto, e apostolica benedizione. Il Signore conservi la persona di Vostra Santità per il buono, e prospero regolamento della sua Chiesa universale.
Da Aranjuez 2 Maggio 1767.
Biblioteca del Seminario Teologico di Gorizia, Fondo Reyss, Documenti di Giacomo Reijss inerenti la soppressione della Compagnia di Gesù, busta 10, fascicolo 213.





