L’inizio
La Guerra di Gradisca, scoppiata nel dicembre 1615, viene salutata con viva preoccupazione dal cronista dell’Historia.

(1615) Dopo un così felice inizio, le nostre attività sembravano essere destinate a notevoli crescite ed incrementi, quando lo scoppio inatteso – a metà dicembre – della guerra tra Austriaci e Veneziani sconvolge ogni lieto progresso.
Traduzione da Historia Collegii Goritiensis I, cc. 3r-3v.

I gesuiti nel giudizio di Venezia

Negli anni della Guerra di Gradisca  (1616) venne catturato dai Veneziani il gesuita Bartholomaeus Viller (definito da Faustino Moisesso “confessore et delitia di Ferdinando”). Travestito da sacerdote secolare, questi era stato sorpreso mentre cercava di attraversare i territori dello Stato veneto, interdetti ai membri della Compagnia. Proprio il Viller era stato, secondo i Veneziani, uno dei più decisi fautori della guerra, come scriveva l’ambasciatore veneziano in Spagna.

 (20 maggio 1616). Il conte di Buguoi ha parlato in nome dell’Imperatore e delli Arciduchi sopra il negocio degli Uscocchi, et ha dimandato, che se gli attendino gli aiuti promessi avanti che si incominciasse la guerra con Vostra Serenità, dicendo che Ferdinando non è per assentire così facilmente all’accordo, se prima non uscirà tutta l’armata delle Eccelenzie vostre dalli suoi stati, et ho saputo che in questa impressione lo conferma li Giesuiti, et particolarmente un Padre Valerio suo confessore, et inimico del nome veneziano.
Giuseppe Cappelletti, I Gesuiti e la Repubblica di Venezia. Documenti diplomatici relativi alla società gesuitica raccolti per Decreto dal senato 14 giugno 1606 e pubblicati per la prima volta dal cav. pr. Giuseppe Cappelletti veneziano con annotazioni storiche nella ricorrenza del centenario della Soppressione di essi per Bolla Papale del 21 luglio 1773, Venezia, Tipografia Grimaldo & C., 1873, p. 263.

La cattura di Bartholomaeus Viller SJ

Della cattura di Bartholomaeus Viller parla anche Faustino Moisesso, storico della Guerra di Gradisca.

Havea la Republica in que' tempi prigione un Padre Bartolomeo Vilerio, della Compagnia del Giesù confessore, et delitia di Ferdinando, il quale era stato preso molto prima in Lombardia sotto habito secolare: mentr'egli contra la forma del bando haveva havuto ardimento di viaggiare per lo Stato Venetiano. Perciò fu questi preposto in cambio del Giustiniano, alcuni mesi però dopo la sua presura, et di più fu dimandata la liberatione del Conte Gasparo Martinengo, che della negotiatione del riscatto era stato fatto prigione, e d'alcuni altri; il qual partito non fu sì tosto significato all'Arciduca, che fu accettato et esequito, non già senza qualche rimbrotto de soldati, che havevano quei prigioni, perche già si tenevano i due mila scudi, et più in borsa.”
Faustino Moisesso, Historia della ultima guerra nel Friuli, Venezia, appresso Barezzo Barezzi, 1623, libro II, p. 15.