Costituzione del collegio.

Terminata la Guerra di Gradisca (1618), i gesuiti diedero il via alle lezioni. Tre anni dopo, la residenza goriziana era pronta a vivere autonomamente, ottenendo la qualifica di collegio.

(1621). Nel corso del mese di luglio la residenza, che dipendeva dal rettore del collegio di Graz, fu resa del tutto libera e indipendente, e trasformata in un inizio di collegio. Il padre Superiore allora si recò a Vienna dall’imperatore per promuovere la fondazione del nuovo collegio, come fece molto spesso in altre occasioni. Lì avanzò l’opportunità di destinargli le rendite di Precenicco, commenda dell’ordine teutonico, sita nella contea di Gorizia ai confini con il territorio veneto: una soluzione quanto mai conveniente in vista delle spese del futuro collegio. Dal canto suo l’imperatore Ferdinando intendeva trasformare in una cospicua fondazione l’abazia di Rosazzo, di cui deteneva la collazione in qualità di conte di Gorizia). In realtà, dopo che i nostri vennero a sapere che la commenda era in possesso dell’illustrissimo cardinale Ludovisi, tutta la faccenda fu messa a tacere, soprattutto dopo che da Roma venne al nostro reverendissimo padre l’ordine di lasciar perdere. Vi era tuttavia la speranza, che veniva dal Consiglio intimo della sacra Maestà cesarea, che si presentasse un’altra occasione, stavolta senza suscitare invidie.

Traduzione da Historia Collegii Goritiensis, cc. 10r-10v.

 

Lectio Germanica

La maggior parte dei gesuiti di stanza a Gorizia nei primi anni del collegio era di lingua madre tedesca, come testimoniato in un breve passo dell’Historia Collegii.

(1633) Con l’inizio dei corsi fu introdotta in refettorio per i confratelli la lettura in tedesco, dato che tutti erano tedeschi e ne avevano chiesta la grazia al padre Provinciale, quando questi aveva visitato il collegio.

Traduzione da Historia Collegii Goritiensis I, c. 43r.

Il giudizio dello storico Prospero Antonini sul collegio dei gesuiti di Gorizia.

Non tutti gli storici che si sono occupati del collegio goriziano ne hanno dato un giudizio positivo.

Tuttavolta le scuole gesuitiche di Gorizia non salirono mai in bella rinomanza, vuoi per uomini valenti chiamati ad insegnarvi, vuoi per l’indole de’ metodi didattici posti in pratica. Questo affermiamo dissenzienti dalla opinione di un illustre storico italiano apologista de’ Gesuiti (in nota: Cesare Cantù loda i gesuiti e dice “che i letterati di allora sono una voce sola a magnificarne le scuole”; Cantù, Storia degli Italiani, vol. IV, pag. 452), e lo affermiamo riferendoci alla non sospetta testimonianza di Giusto Fontanini arcivescovo di Ancira, eruditissimo quanto spassionato scrittore, il quale narrando di avere ne’ suoi primi anni frequentato a Gorizia il Collegio dei Gesuiti, confessa che scarso profitto ritrasse dalle lezioni di certi maestri Stiriani e Carinzii insegnanti a discepoli italiani con barbara pronunzia e loquela le italiane lettere.

Prospero Antonini, Il Friuli Orientale, Milano, Vallardi, 1865, p. 355.

 

Acquisti per la biblioteca

La biblioteca è una delle eredità più importanti lasciate dai gesuiti alla città di Gorizia. Purtroppo le notizie relative all’acquisizione di libri non abbondano nella cronaca del collegio. Di seguito viene riportato uno dei rari esempi.

 (1739) Anche la biblioteca ebbe dei nuovi incrementi, arricchita di sei tomi del padre Gretzer, del sesto e settimo del Baronio, del quindicesimo e del sedicesimo dei Bollandisti, del primo e del secondo dell’opera del padre Suarez.
(…)
(1740) Alla biblioteca furono aggiunti i tomi XVII e XVIII della continuazione dell’opera dei Bollandisti, i tre ultimi tomi del Gretzer, i tomi VIII, IX e X del Baronio; il III, il IV e il V del Suarez; e poi il Formularium legale practicum del Monacelli. Arrivarono poi i Monumenta antiqua della chiesa di Aquileia [del de Rubeis], in folio maiori, e la Manna del padre Segneri. Sono stati donati, assieme ad una gran quantità di libriccini di edificazione spirituale da distribuire ai giovani, la Praxis canonica et moralis del Nicoli, in tre tomi distinti, e i due tomi dei Commentari ai Vangeli di Cornelio a Lapide. Infine diversi libretti, tutti rilegati alla francese, contenenti i classici della letteratura.

Testi tratti da Historia Collegii Goritiensis II, cc. 55v e 60v.